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Principali eventi artistici

 

 

 

 

Miró. Il poeta del colore

 

 Un viaggio straordinario attraverso sognanti liriche a colori, poesie senza parole realizzate con il rosso, il blu, il giallo della tavolozza impiegata da Joan Miró, permetterà al visitatore di conoscere un tratto della produzione del maestro catalano spesso poco esplorato: l’attività di illustratore. Oltre settanta opere originali del maestro catalano – tra litografie, pochoir e acqueforti – sono esposte per testimoniare il lavoro di illustratore che ha reso Miró protagonista – con Matisse e Picasso – della storia del libro d’artista, tradizione nata in Francia nell’Ottocento. Un’attività che coinvolse il maestro a tal punto che per alcuni periodi smise di dipingere per dedicarsi anima e corpo alla realizzazione di opere grafiche, destinate a volumi e riviste pubblicate in edizioni a tiratura limitata. L’impegno nella stampa d’arte coinvolse il maestro a tal punto che per alcuni periodi smise di dipingere per dedicarsi anima e corpo alla realizzazione di opere grafiche, destinate a volumi e riviste d’arte pubblicate in edizioni a tiratura limitata. Si tratta di raccolte poetiche in cui Miró dialoga con i testi di grandi scrittori del suo tempo in un alfabeto non verbale, fatto di segno e colore, reinterpretando secondo la sua personale sensibilità le loro parole. Gli ideogrammi fantastici di Miró fanno da ideale complemento alle parole dei poeti con cui il maestro si confronta in un dialogo intimo. Fondamentale per l’attività grafica di Miró è il rapporto con Aimé Maeght che apre la sua galleria parigina nel 1945 e nel 1964 la Fondazione omonima di Saint-Paul de Vence – e che diventa mercante e principale editore dell’artista. Dalla loro fertile collaborazione nascono veri capolavori di invenzione di cui si dà testimonianza nel percorso espositivo, come Parler seul, opera insuperata per qualità formale e intensità emotiva, in cui le litografie di Miró fanno da contrappunto al flusso di coscienza del testo di Tristan Tzara, scritto durante la permanenza di quest’ultimo in manicomio. O come le prove di Derrière le Miroir, rivista avanguardistica, vero gioiello nel panorama delle pubblicazioni periodiche del Novecento, luogo di sperimentazione e ricerca estetica anche per artisti del calibro di Braque, Chagall e Matisse.

 

 

Data Fine: 07 novembre 2010
Costo del biglietto: euro 5,00; Riduzioni: euro 3,00
Prenotazione: Telefono prenotazioni: 02.45496873; Url prenotazioni: www.miromiramare.com
Luogo: Trieste, Scuderie del Castello di Miramare
Orario: ore 10.00 - 18.30 dal martedì alla domenica (ultimo ingresso: ore 18.00)
Telefono: 02.45496873
E-mail: info@miromiramare.it
Sito Web: http://www.miromiramare.com; www.castello-miramare.it

 

Trieste, Scuderie del Castello di Miramare
Città: Trieste
Indirizzo: viale Miramare - fraz. Grignano
Provincia: (TS)
Regione: Friuli-Venezia Giulia
Telefono: 02.45496873
E-mail: info@miromiramare.it
Sito web: http://www.miromiramare.com   www.castello-miramare.it

 

 

 

 

 

 

 

Da Fattori a Casorati

Viareggio, Lucca

dal 26 giugno 2010 al 12 settembre 2010

Per molti versi quella che prende il via il 26 giugno 2010 al Centro Matteucci per l'Arte Modena di Viareggio è una mostra-manifesto dell'attività della nuova associazione culturale fondata e voluta da Giuliano Matteucci, conoscitore della pittura italiana dell'Ottocento. Tra i principali obiettivi del Centro: indagare, documentare e presentare l'arte moderna, in particolare il periodo che va dall'Unità d'Italia agli inizi del nuovo secolo, valorizzando il collezionismo d'epoca. Banco di prova, davvero complesso, è il tentativo di ricomporre un'importante collezioni, quella del noto scrittore e critico Ugo Ojetti, per trent'anni responsabile delle pagine culturali del Corriere della Sera. Un'impresa ai limiti dell'impossibile in ragione dell'impegno necessario per ricostruire uno spaccato il più possibile rappresentativo di quanto egli aveva riunito nella magnifica villa Il Salviatino sui colli di Settignano. Si è trattato di andare a ritroso, alla ricerca di ciò che lo scrittore, giornalista e critico acquistò, molto oculatamente riunì, in decenni di ricerche e frequentazioni di artisti e galleristi. Già all'indomani della morte (1946), infatti, il suo patrimonio fu oggetto di una dispersione che si completò con la cessione della villa, trasformata in albergo. Arredi, opere d'arte, ma anche il grande archivio, vennero ceduti in momenti e ad acquirenti diversi, rendendo difficile risalire all'intero compendio artistico-documentario. Le ricerche condotte in previsione della mostra hanno consentito di ridare innanzitutto forma ai documenti d'archivio (molti dei quali inediti e inesplorati) e, grazie a questi, risalire all'ingente collezione. Il lungo lavoro ha evidenziato come i nuclei originari e fondanti risultino le ricche raccolte dell'Ottocento e del primo Novecento, in cui trovavano posto sezioni monografiche dedicate ai Macchiaioli tra cui Giovanni Fattori, a Oscar Ghiglia e Libero Andreotti. Le raccolte di pittura e scultura erano arricchite da un'imponente corpus di grafica, prevalentemente otto e novecentesca. Sulla base delle testimonianze fotografiche e d'archivio è cominciata quindi la ricerca delle opere, spesso passate più volte di mano e quindi difficilmente rintracciabili. Il risultato di questo lungo lavoro è godibile nella mostra "Da Fattori a Casorati. Capolavori dalla Collezione Ojetti" dal 25 giugno al 12 settembre, nelle sale restaurate della palazzina liberty sede del Centro Matteucci e, dal 25 settembre al 28 novembre nella Pinacoteca della Fondazione Cassa di Risparmio di Tortona. Per la prima volta a distanza di quasi mezzo secolo, il Centro Matteucci riunisce i pezzi più preziosi e rappresentativi del corpus moderno - e dunque essenziale - della collezione: da Fattori a Borrani, da Signorini a Pellizza da Volpedo, da Ghiglia a Felice Casorati, insieme a sculture di Libero Andreotti e Antonio Berti. I risultati del lungo scavo negli archivi privati del critico consentono, finalmente, di tracciare la fisionomia di una delle più prestigiose e rappresentative raccolte d'arte italiana della prima metà del Novecento. Rivelando un'esperienza collezionistica unica, non solo perché puntuale riflesso di quei principi del classicismo neo-tradizionalista che guidavano la disposizione critica di Ojetti, ma soprattutto perché proiezione del suo rapporto elettivo con gli artisti prediletti, conseguenza dell'alta e assolutamente nuova concezione del ruolo del critico d'arte. La storia delle opere selezionate offre così l'occasione per ricostruire la vera portata, le dinamiche e le implicazioni del ruolo di mecenate, di protettore, di guida teorica e committente svolto da Ojetti anche attraverso l'attività pubblica. Ripercorrere da vicino la genesi e gli svolgimenti di rapporti intensi e, spesso, assai controversi, come quelli con Ghiglia e Andreotti; tessere la rete articolata delle relazioni intrattenute con i colleghi giornalisti e critici, con galleristi, antiquari e collezionisti, per meglio valutarne la sua funzione di guida. La mostra pone, dunque, all'attenzione e alla memoria storica una vicenda culturale e umana che non trova termini di confronto nel panorama del tempo, aggiungendo un contributo importante all'arte e al collezionismo italiano del primo Novecento.

Viareggio
Centro Matteucci per l'Arte Moderna
Via D'annunzio, 28



26 giugno – 12 settembre 2010

giugno-agosto      
da lunedì a venerdì
17.30 - 23.30
sabato e domenica
10.00-13.00 /17.00-23.30

settembre            
da lunedì a domenica
10.00-13.00 / 16.00-20.00 

chiusura della biglietteria anticipata
di 30 minuti

biglietto: 
intero euro 8 / ridotto euro 5
biglietto Family euro 4,5

visite guidate:
su prenotazione per gruppi non

superiori a 15 persone euro 80

 

Tortona
Pinacoteca Fonadazione
Cassa di Risparmio di Tortona

Palazzetto Medievale,
Corso Leoniero, 6 

25 settembre – 28 novembre 2010

da martedì a sabato
15.30-19.30
domenica
14.30-20.00
 

 

http://www.finesettimana.it/scheda.asp?id_gestione=108690   http://www.centromatteucciartemoderna.it/

 

 

 

 

"I due Imperi" si confrontano

L'antica Cina e l'Impero Romano

fino al 5 settembre 2010, a Palazzo Reale di Milano

 

 

Per la prima volta in assoluto al di fuori della Cina, una mostra consente di paragonare i due più importanti Imperi della storia: l’Impero Romano e quello Cinese delle Dinastie Qin e Han nel periodo che va dal II sec. A.C. al II sec. D.C. Una mostra epocale a Palazzo Reale a Milano che si realizza grazie agli accordi del Ministero per i Beni e le Attività Culturali della Repubblica Italiana e lo State Administration for Cultural Heritage della Repubblica Popolare Cinese, dandoci la possibilità di vedere dei capolavori che non sono mai usciti dalla Cina. Una storica opportunità, sicuramente non ripetibile.

Attraverso l’esposizione congiunta di oltre 300 capolavori, sono ricostruite le tappe e i momenti salienti del sorgere e dello sviluppo dei due imperi e messi in luce aspetti della vita quotidiana, della società e della comunicazione sociale, del culto e dell’economia. Sono messe a confronto, "in parallelo", le testimonianze dei traguardi raggiunti nei vari settori dell’arte, della scienza e della tecnica. Oltre agli ormai famosi guerrieri di terracotta, si potranno ammirare straordinarie statuette di ceramica che raccontano i costumi, la moda, le arti cavalleresche e militari della cultura cinese, affiancati a maestosi gruppi statuari in marmo, affreschi, mosaici, utensili in argento, altari funebri appartenenti alla tradizione artistica dell’impero romano.

L’assessorato alla Cultura del Comune di Milano presenta un’esposizione congiunta di oltre 450 capolavori italiani e cinesi, in cui saranno ricostruite le tappe e i momenti salienti del sorgere e dello sviluppo dei due imperi e verranno messi in luce aspetti della vita quotidiana, della società e della comunicazione sociale, del culto e dell’economia. Sono messe a confronto, "in parallelo", le testimonianze dei traguardi raggiunti nei vari settori dell’arte, della scienza e della tecnica.

Oltre agli ormai famosi guerrieri di terracotta, si potranno ammirare straordinarie statuette di ceramica che raccontano i costumi, la moda, le arti cavalleresche e militari della cultura cinese, affiancati a maestosi gruppi statuari in marmo, affreschi, mosaici, utensili in argento, altari funebri appartenenti alla tradizione artistica dell’impero romano.

"Non solo due Imperi: quello romano e quello cinese, ma anche due grandi mondi in un ampio e importante arco temporale – spiega Massimiliano Finazzer Flory, assessore alla Cultura del Comune di Milano. - Perché porre in dialogo due culture che incarnano e simboleggiano Occidente e Oriente significa aprirsi alla storia dei popoli, alle usanze, i costumi, le leggi, l’economia, il pensiero, le arti. Attraverso un movimento che conduce all’archeologia all’antropologia. Per scoprire, con qualche sorpresa, che le tangenze fra civiltà apparentemente distanti non sono poche".

La rassegna, che si svolge dal 16 aprile al 5 settembre 2010, a Palazzo Reale di Milano, è il risultato della cooperazione bilaterale tra Italia e Cina ed è organizzata da Palazzo Reale di Milano e da MondoMostre, ed è realizzata con il contributo di Credit Suisse. Un progetto che ha visto aprire la sua prima tappa a Pechino, al Beijing World Art Museum (29 luglio - 4 ottobre 2009), per l’importante occasione delle celebrazioni per il 60° Anniversario della fondazione della Repubblica Popolare Cinese e successivamente a Luoyang, al Luoyang Museum dal 29 ottobre 2009 al 15 gennaio 2010.

Dopo Milano la mostra inaugurerà l’Anno della Cina in Italia il prossimo 6 ottobre 2010 a Roma, alla Curia del Foro Romano e al Colosseo.Unica nel suo genere, la mostra vede la partecipazione delle più importanti sedi museali di Cina e Italia con quasi 50 musei coinvolti e oltre 450 oggetti. La parte italiana della rassegna è curata dal Professor Stefano De Caro, Direttore Generale per i Beni Archeologici del MIBAC mentre la sezione cinese è curata dal Professor Xu Pingfang (Responsabile dell’Istituto di ricerca archeologica dell’Accademia Cinese di Studi sociali, Direttore della Società Cinese di Archeologia, capo editore del Yanjing Xuebao). Ben 36 sono i musei prestatori in Cina con opere provenienti dalle province dello Shaanxi, (sede della Capitale dell’Impero Chang’an), dello Henan, Hebei, Jiangsu, Liaoning, Hunan, Guandong, Guanxi e dal Gansu, che concedono reperti prestigiosi, alcuni dei quali classificati come tesori nazionali, e mai usciti prima dal territorio cinese. Per la parte Italia, saranno protagonisti i più importanti siti e musei archeologici nazionali.

La mostra. L’obiettivo della mostra, attraverso la visione dei capolavori dei due Imperi, è quello di accostare, per la prima volta a un livello così alto, le rispettive strutture sociali, investigare i rispettivi ambiti politici ed economici, e le influenze di entrambi sulle civiltà d’Oriente e Occidente. La rassegna intende proporre ai visitatori un confronto che, seppur mai avvenuto concretamente e direttamente nella storia, risulta estremamente affascinante ed interessante pur nella sua apparente impossibilità. Si vedrà come in condizioni storiche e geografiche del tutto peculiari, due grandi culture abbiano sviluppato esiti ora del tutto diversi, ora simili, differenti nelle forme esterne, ma affini nella struttura funzionale. I guerrieri di terracotta, una veste funeraria di giada, un sarcofago laccato con preziosi intarsi di giada, il prezioso stendardo in seta dipinta e il corredo funerario di Mawangdui, con lacche e bronzi, affreschi di epoca Han, modelli di case, utensili in bronzo e oro, testimoni di un florido impero cinese, e molti dei quali mai usciti fin ora dai confini nazionali, saranno affiancati da altrettanto maestosi gruppi statuari in marmo, affreschi, mosaici, utensili in argento, altari funebri appartenenti alla tradizione dell’impero romano. Seguendo un ideale percorso storico-artistico realizzato per tappe tematiche, l'esposizione presenta, dunque, l'evoluzione della civiltà cinese in quel periodo di grande complessità e splendore, in cui si plasmò e consolidò il primo grande impero e la capillare struttura amministrativa che ha avuto continuità per oltre ventuno secoli. Contemporaneamente, agli antipodi dell'Eurasia, Roma, nella sua epoca imperiale, rappresentava in assoluto la potenza dominante a livello politico, economico e militare nel mondo civilizzato occidentale, divenendo epicentro, altresì, della produzione artistica e culturale.

Le dinastie Qin e Han e l’Impero Romano, avendo avuto un ruolo di assoluta e indiscussa importanza nell’antichità, hanno gettato le basi di strutture politiche e sociali valide ancora oggi, stabilendo regole capaci di influenzare fortemente la storia dei secoli successivi. Agli inizi della nostra era, e per pressappoco i due secoli successivi, circa la metà dell’umanità si è venuta a trovare sotto il controllo di uno dei due grandi poteri: l’Impero Romano e l’Impero Han, ai poli opposti dell’Eurasia. Due Imperi di pari dimensione (controllavano direttamente circa quattro milioni di chilometri quadrati di territorio) e pari popolazione (circa 50-60 milioni di abitanti) con burocrazie simili, divisi in un numero paragonabile di entità amministrative, con strutture militari enormi, capaci di imporre il rispetto ai vicini oppure di assoggettarli. Entrambi si consideravano al centro del mondo, di tutto il mondo, rispettivamente dell’Orbis Terrarum e del Tianxia (tutto quello che sta sotto il Cielo). Entrambi furono travolti da invasioni di popoli che consideravano "barbari".

Impero romano e impero cinese: le radici del confronto.

La Storia della Dinastia Han

Occidentale riporta i costumi di Da Qin, o "Grande Cina", un regno vicino alla estremità occidentale della terra. I suoi abitanti erano alti e avevano la testa rasata, indossavano abiti ricamati, piantavano alberi di gelso per i bachi da seta ed "il loro sovrano occupava cinque palazzi le cui colonne erano realizzate in cristallo di vetro." Il fatto che queste caratteristiche non abbiano alcuna somiglianza riconoscibile con l'Impero romano come noi lo conosciamo potrebbe avere qualcosa a che fare con il fatto che l'accesso a questo paese remoto fosse bloccato da molti leoni e tigri feroci, che attaccavano i viaggiatori e sono sempre divorati se in numero inferiore ad un centinaio di uomini armati. Gli osservatori romani erano di fronte una situazione simile: per loro, l’estremità orientale dell'Asia era non di facile accesso; pochi uomini vengono da lì, e raramente. Questo ha reso difficile per visitare quelli che Orazio chiamava i Seres o "Uomini della Seta", che vivevano per più di duecento anni, che Plinio descrive occupati a raschiare la seta dagli alberi, avevano gli occhi azzurri e i capelli rossicci (rutulis comis, caeruluis oculis). Il fatto straordinario è che, se non fosse stato per la difficoltà di comunicazione la crescita di un servizio civile proto burocratico; differenze nelle organizzazioni provinciali eclissate dalla centralizzazione del controllo governativo; una massiccia espansione dell'offerta di moneta tramite unforza dei legami clientelari tesi a indebolire l'autorità dello Stato; i falliti tentativi di riforma agraria ed i successivi disordini rurali; una unificazione ideologica attraverso progetti di architettura monumentale, riti religiosi; la creazione di una cultura di élite omogenea e di un corpus di classici; l'emergere di una élite omogenea e di un corpus di classici; l'emergere di una storiografia centrata sulla Corte Imperiale; ideologie e diritto imperiali sostenute da poteri trascendenti e, all’emergere di concetti etici e di salvezza individuali rispetto ai valori della comunità. Ma essi avrebbero anche potuto riflettere sul significato delle differenze evidenti, come ad esempio lo sfondo repubblicano dello stato romano, il peso relativo dei proprietari terrieri e dei funzionari dipendenti dal governo imperiale, le funzioni e l’importanza del lavoro degli schiavi, il grado di autonomia del potere militare; l'inesistenza, nell’impero Han, di un’equivalente del diritto civile romano ma anche l’assenza, a Roma, di una stabilità dinastica simile a quella cinese o di una filosofia confuciana legalista su cui fondare l'autorità dello Stato e la sua legittimità.
Ma purtroppo le distanze erano troppo grandi per permettere questo tipo di confronti: la rotta terrestre da Chang'an alla costa mediterranea si snodava attraverso 7.000 km di steppe e montagne, mentre anche la via più diretta via mare dall'Egitto al Vietnam misura quasi 12.000 km. Così alla fine per entrambi gli imperi, la conoscenza empirica della controparte rimase confinata alle merci che venivano portate da intrepidi intermediari: seta, giada e oggetti in ferro provenienti dalla Cina, biancheria, vetro, gesso dal Mediterraneo.

Il catalogo, curato da Stefano de Caro e Maurizio Scarpari, è pubblicato da 24ORE Motta Cultura.

 



Ufficio Stampa MondoMostre:
Antonella Fiori – 066893806 – 3472526982 –antonellafiori@mondomostre.it  Rossano Borraccini – 066893806 –3462396029 –ufficiostampa@mondomostre.it  Federica Mariani – 066893806 – ufficiostampa@mondomostre.it

Ufficio Stampa Comune di Milano:
Francesca Cassani – 0288450177 – francesca.cassani@comune.milano.it



biglietti: € 9,00; Riduzioni: € 7,50; ridotto speciale € 4,50

Prenotazione: Facoltativa; Url prenotazioni: www.ticket.it/imperi

Orario: lunedì, dalle ore 14,30 alle 19,30; martedì, mercoledì, venerdì e domenica dalle ore 9,30 alle 19,

telefono evento: +39 0254911



PALAZZO REALE
Piazza Del Duomo 12
20122 MILANO
Tel. +39 02875672 - www.comune.milano.it/palazzoreale/

 

 

 

dal TGCOM

 

 

 

Nell'ambito dell'evento "Arte e musica a Villa Arbusto: dal Barocco storico alla Metafisica barocca di Giorgio de Chirico", promosso e organizzato dal Comune di Lacco Ameno con il fondamentale contributo della Regione Campania, dal 5 giugno al 18 luglio, il Complesso Museale di Villa Arbusto, già sede dal 1999 del Museo Civico Archeologico di Pithecusae, ospiterà un'importante mostra di dipinti e sculture del celebre e geniale artista Giorgio de Chirico (Volos - Grecia 1888 – Roma 1978). La Villetta detta Gingerò metterà in luce ben 33 opere di cui 5 sculture e 28 quadri della collezione Fondazione Giorgio ed Isa de Chirico nelle tre sale espositive. L'organizzazione generale dell'evento è coordinata, per conto dell'ente comunale, dal dott. Gennaro De Siano e della dott.ssa Stefania Iapino, mentre l'allestimento e la realizzazione della mostra sono curati dalla Fondazione Giorgio ed Isa de Chirico e dal prof. Paolo Picozza, Presidente della Fondazione, e dalla dott.ssa Katherine Robinson, responsabile della curatela scientifica. Il titolo dell'esposizione, "De Chirico all'orizzonte. Un'odissea di luce e idee", focalizza il rapporto di de Chirico con la cultura omerica e greca, e l'ambito fisico del Mediterraneo, costellato di isole e di rive rocciose, di viaggi e di scoperte, grande bacino di storia e cultura che ha esercitato un ruolo decisivo nella formazione e nell'evoluzione spirituale e materiale dell'artista. L'espressione "all'orizzonte" richiama l'identità insulare di Ischia e annuncia la mostra come fosse l'arrivo dello stesso de Chirico sull'isola per soggiornarci e raccontare "l'odissea" della sua arte attraverso le opere in mostra. Una sorprendente memoria del mondo antico, i luoghi luminosi della natura e la geniale intuizione del Pictor Optimus danno vita ai Cavalli in riva al mare, Le bagnanti, Le vite silenti e i quadri della stagione Neometafisica degli anni 1960-70, che identificano non solo il forte legame con il mondo mediterraneo, ma anche il punto di osservazione dell'artista sul mare come simbolo dell'ignoto e del viaggio.

 

 

DE CHIRICO ALL'ORIZZONTE
UN' ODISSEA DI LUCE E IDEE                     
 
 
 
Mostra a cura della
Fondazione Giorgio ed Isa de Chirico
 
COMPLESSO MUSEALE DI VILLA ARBUSTO
Lacco Ameno (Na)
5 GIUGNO  -  18 LUGLIO 2010
 
Ufficio Stampa Comune di Lacco Ameno Per contatti anit84@hotmail.it  - 3475166725

 

 

 

 

 

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