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Principali eventi artistici

 




CORREGGIO 2008: A PARMA UN GRANDE EVENTO DI RILIEVO INTERNAZIONALECORREGGIO 2008: A PARMA UN GRANDE EVENTO DI RILIEVO INTERNAZIONALE

Si terrà dal 20 settembre 2008 al 25 gennaio 2009 il grande evento “Correggio 2008” che, per alcuni mesi, porrà Parma al centro del panorama culturale internazionale.

È nella storia e nella vocazione culturale di Parma celebrare i due maggiori artisti che le hanno dato gloria nei secoli: Correggio e Parmigianino.
Nel 2003 in occasione del V centenario della nascita di Francesco Mazzola, Parmigianino, si è realizzato un grande evento espositivo a lui dedicato, che ha ottenuto tanto successo di pubblico e di critica. Di pari passo è proseguita l’ideazione di un progetto dedicato a Correggio.
A Parma si trovano le pale sacre più celebri di Correggio, dalla Madonna di San Gerolamo alla Madonna della Scodella, conservate insieme ad altre importantissime opere, per un totale di sette, nelle sale della Galleria Nazionale. Ma - soprattutto - quella straordinaria rivisitazione antiquaria della mitologia classica che è la Camera di San Paolo; e le due cupole di San Giovanni Evangelista e della Cattedrale, indimenticabili imprese artistiche che apriranno, ma dopo decenni, la grande stagione di paradisi vivaci e movimentati e delle cupole barocche.

Questo importante patrimonio architettonico e di pittura murale, che sarà parte intrinseca della mostra attraverso una rete di itinerari cittadini, costituisce l’imprescindibile e necessario complemento di un’esposizione che vuole documentare, approfondire e rendere merito a questo artista, che dalla provincia ha saputo dialogare alla pari con le voci più importanti del Rinascimento italiano ed europeo, dando all’arte del suo tempo un contributo originale di grazia, sensualità e naturalezza e diventandone un protagonista universalmente riconosciuto.

Ponteggi praticabili, installati in Cattedrale e in San Giovanni Evangelista, renderanno possibile l’emozione di una visione ravvicinata e non ripetibile di questi capolavori. Saremo partecipi del magnetismo di spazi e figure e della luce che, come una freccia, tocca il cuore.

La mostra si snoderà, nel Palazzo della Pilotta, tra le sale dei Voltoni del Guazzatolo, il Teatro Farnese e il Grande Salone con la Rocchetta al primo piano della Galleria Nazionale.

E’ prevista inoltre una rete organizzata di itinerari sul territorio, che indicherà al visitatore accorto mete di cultura rinascimentale, come il circuito dei castelli.

 

CORREGGIO
Parma 20 settembre 2008 - 25 gennaio 2009

 

 

 

 

Juan Mirò 1893 - 1983España 1957-2007 L’arte spagnola da Picasso, Mirò, Dalì e Tápies ai nostri giorni

Palermo, Palazzo Sant’Elia

 

Il 18 Maggio 2008 apre a Palermo nei locali di Palazzo Sant’Elia, la mostra España 1957-2007.

Promossa dalla Provincia Regionale di Palermo, dall’Istituto Cervantes, ente pubblico che contribuisce alla diffusione della cultura e della lingua spagnola all’estero, con il patrocinio del Presidente del Parlamento Europeo, del Ministero della Cultura Spagnolo e con la collaborazione del DARC Sicilia, la mostra, prodotta da Arthemisia, presenta opere significative realizzate negli ultimi cinquant’anni da artisti spagnoli per l’ampia presenza di artisti selezionati e per la qualità delle opere. España 1957-2007, curata da Demetrio Paparoni, si qualifica come una delle più importanti esposizioni d’arte spagnola realizzate negli ultimi decenni. España 1957-2007 muove dal 1957, anno di costituzione del gruppo El Paso, che nel panorama dell’arte del Novecento Spagnolo rappresenta il momento di passaggio dalla modernità alla contemporaneità. Considerando il 1957 il momento di riferimento per un’arte di svolta nel panorama spagnolo, la mostra include opere di Pablo Picasso, Joan Mirò, Salvador Dalì, artisti il cui lavoro, rinnovandosi, ha continuato a rappresentare un punto di riferimento per le generazioni successive. L’arte spagnola moderna e contemporanea si snoda nel solco tracciato a partire dal Seicento dal "don Quijote" di Cervantes e dalla tradizione Barocca, la mostra non è pertanto suddivisa cronologicamente ma seguendo un percorso espositivo per sezioni: Quijotismo trágico, Misticismo pagano, Existencialismo barrocco, Tenebrismo hispánico, Astrazione simbolico-formale. Una impostazione tematica e narrativa che accosta le opere in modo da sottolineare la continuità di stili e contenuti. Sezioni: Quijotismo trágico Nulla più del poema cavalleresco Don Chisciotte di Cervantes esprime la tensione della cultura spagnola verso mete così ambiziose da portare con sé il rischio del fallimento. Nell’arte del Novecento spagnolo il quijotismo, l’ironia amara che sconfina nel comico e finisce per mostrare la tragedia della sconfitta, permane anche in assenza di tessuto narrativo e linguaggio iconico. Il quijotismo tragico è una costante della cultura spagnola al di là delle diverse epoche e che assume di volta in volta soluzioni formali diverse. Misticismo pagano L’anelito verso il divino si manifesta nella cultura spagnola in forma mistica, si manifesta cioè come aspirazione dell’individuo a uscire fuori di sé per identificarsi con il divino stesso negando ogni mediazione. Accanto a queste manifestazioni individuali di fuga verso il divino si pongono fenomeni sociali che trovano espressione in una ricca ritualità collettiva. Una ritualità collettiva in cui a prevalere è la natura stessa e tutta la sua carica sensuale. Per altro verso elementi di forte sensualità, com’è noto, sono presenti nelle più elevate espressioni della mistica spagnola, si pensi a San Giovanni della Croce o a Santa Teresa d’Avila. Existencialismo barrocco L’esistenzialismo barocco trova espressione nell’horror vacui di cui l’individuo fa esperienza nel momento in cui si confronta con i propri limiti. Sul piano formale si manifesta come un’invasione dello spazio con una sovrabbondanza di elementi che mirano a riempire l’angoscia che il vuoto produce. In particolare nell’arte del dopoguerra spagnolo l’esistenzialismo barocco si manifesta come contrasto tra aspirazioni e limiti di artisti che, animati da una forte tensione socio-politica, fanno esperienza della sconfitta sublimandola in immagini cariche di ironia e rassegnazione. Mentre nella sezione Quijotismo trágico l’attenzione è rivolta al rapporto che l’individuo ha con l’altro, in questa sezione si affronta il rapporto dell’individuo con se stesso. Tenebrismo hispánico Riprendendo il nome che è stato dato a uno stile pittorico proprio di un gruppo di artisti del Nord dell’Europa e della Spagna in particolare, questa sezione affronta un aspetto dell’arte spagnola del secondo Novecento e dei nostri giorni: il suo rapporto con il nero e la predilezione per contrasti molto forti basati sul chiaroscuro. Abstracción simbólico-formal La realizzazione di opere non descrittive, che non propongono cioè forme riconducibili alla natura, è in Occidente alla base dell’arte astratta del Novecento. Quest’arte trova la sua legittimazione in un procedimento mentale attraverso il quale si sostituisce il riferimento alla natura con segni e forme che sono la trascrizione formale di concetti. Non c’è arte tuttavia che possa sottrarsi al formalismo, che possa cioè escludere radicalmente il riferimento a forme e segni esistenti in natura. Nell’arte spagnola l’astrazione si muove su un doppio binario, da una parte affronta la relazione dell’individuo con il proprio inconscio, sconfinando sovente nel segno surrealista, dall’altra si serve concettualmente (e strumentalmente) delle forme geometriche esistenti in natura. In entrambi i casi l’obiettivo è definire la grammatica di linguaggi autonomi capaci di affrontare in chiave originale il simbolo e la sua manifestazione più o meno controllabile da parte dello stesso autore.

Elenco degli artisti: Fermín Aguayo, Manu Arregui, Eduardo Arroyo, Txomin Badiola, José Manuel Ballester, Jorge Barbi, Miquel Barceló, Jordi Bernadó, Joan Brossa, Luis Buñuel, Carmen Calvo, Daniel Canogar, Rafael Canogar, Jacobo Castellano, Eduardo Chillida, Jordi Colomer, Salvador Dalí, Equipo Crónica, Equipo 57, Pepe Espaliú, Esther Ferrer, Dionisio Gonzalez, Luis Gordillo, Juan Hidalgo, Cristina Iglesias, Pello Irazu, Francisco Leiro, Eva Lootz, Antonio López, Enrique Marty, Ramón Masats, Mateo Maté, Manolo Millares, Antoni Miralda, Joan Miró, Juan Luis Moraza, MP & MP Rosado, Juan Muñoz, Antoni Muntadas, Miquel Navarro, Aitor Ortiz, Jorge Oteiza, Pablo Palazuelo, Carlos Pazos, Perejaume, Javier Pérez, Pablo Picasso, Joan Hernández Pijuan, Jaume Plensa, Sergio Prego, Manuel Rivera, Bernardí Roig, Fernando Sánchez Castillo, Antonio Saura, Adolfo Schlosser, Eusebio Sempere, José Maria Sicilia, Santiago Sierra, Susana Solano, José Suárez, Antoni Tàpies, Francesc Torres, Juan Uslé, Isidoro Valcárcel Medina, Eulàlia Valldosera, Daniel Verbis, Manuel Vilariño, Zush/Evru.

Istituzioni museali da cui provengono la maggior parte delle opere: Centro Andaluz de Arte Contemporáneo (CAAC), Centro Atlántico de Arte Moderno (CAAM), Centro-Museo Vasco de Arte Contemporáneo – ARTIUM, Colección De Pictura, Fundación Juan March, Instituto Valenciano de Arte Moderno (IVAM), Museo de Arte Contemporáneo de Castilla y León (MUSAC), Museo de Arte Contemporáneo Unión Fenosa, Museo Extremeño e Iberoamericano de Arte Contemporáneo (MEIAC), Museo Nacional centro de Arte Reina Sofía, Museo Vostell Malpartida, Museo de Cáceres, Patio Herreriano – Museo de Arte Contemporáneo Español.

Si ringraziano inoltre le Gallerie e i prestatori privati. Catalogo Skira.

 

Titolo: España 1957-2007 L’arte spagnola da Picasso, Mirò, Dalì e Tápies ai nostri giorni
Indirizzo: Palermo, Palazzo Sant’Elia, Via Maqueda 81, 90133
Durata: 18 maggio – 14 settembre 2008
Orario: Martedì, Mercoledì, Giovedì, Domenica ore 10-13 / 17-20 Venerdi, Sabato e prefestivi ore 10-13 / 17-23 Lunedì chiuso
Infotel: +39 091 87630898
Biglietto: Intero 7,00 euro Ridotto 5,00 euro
Email: press@arthemisia.it
Telefono: 0721370956
Regione: Sicilia


 

 

 

Canaletto e Bellotto, l'Arte della veduta.

Dal 14 Marzo al 15 Giugno 2008

 

Grazie a prestiti provenienti da tutto il mondo, alla curatela di Bożena Anna Kowalczyk, uno dei massimi esperti del vedutismo veneziano, e alla felice intuizione della Fondazione CRT - senza il cui determinante sostegno la mostra non sarebbe stata realizzata - l’esposizione si preannuncia come una delle più importanti della stagione espositiva italiana.
La rassegna è dedicata al rapporto artistico tra i due grandi Maestri, uno dei problemi più affascinanti della storia dell’arte del Settecento. Per la prima volta, le opere di Canaletto e Bellotto saranno esposte le une a fianco delle altre, consentendo un immediato confronto fra stili, tecniche e composizione.

La sezione introduttiva è concepita per mostrare quei dipinti di Canaletto che hanno costituito una pietra miliare nell’apprendistato di Bellotto, quali due importanti vedute di Venezia provenienti dalle collezioni reali inglesi, mentre un gruppo di vedute veneziane eseguite dall’Allievo nelle prime fasi della sua carriera rappresenterà lo sviluppo dello stile e delle acquisizioni tecniche del pittore più giovane a Venezia. La maggior parte di questi dipinti è stata tradizionalmente attribuita a Canaletto, mentre solo di recente sono stati riconosciuti come opera di Bellotto. Le tele, che provengono da collezioni europee e americane pubbliche e private, saranno esposte per la prima volta insieme, offrendo un’opportunità eccezionale per studiosi e visitatori. In molti casi sarà possibile confrontare direttamente composizioni simili di Canaletto e Bellotto e apprezzare il talento precoce e l’importanza del ruolo dell’allievo nello studio di Canaletto, messo in particolare evidenza dai disegni preparatori.
La serie di vedute romane, opera del Maestro e dell’Allievo, costituisce una sezione importante della mostra, poiché fa risalire l’inizio dell’indipendenza di Bellotto al suo viaggio a Roma nel 1742. Le belle vedute di Firenze e Lucca mostrano il raggiungimento di uno stile proprio, di una tecnica e di una composizione peculiari.
Una delle maggiori ambizioni del Bellotto è quella di dipingere composizioni panoramiche. Queste aspirazioni furono realizzate per la prima volta nel 1745, con la commissione di due splendide vedute di Torino da parte di Carlo Emanuele III (1701-1773), Duca di Savoia e Re di Sardegna; in mostra sarà presente la Veduta del vecchio ponte sul Po a Torino concessa dalla Galleria Sabauda di Torino. Una serie di dipinti eseguiti nel 1744, immediatamente prima di raggiungere Torino – le vedute di Milano, Gazzada e Vaprio – illustrano il progresso graduale e significativo nell’espressioni artistica del Bellotto.
Nel 1746 Canaletto parte per Londra e l’anno successivo Bellotto raggiunge la corte di Dresda. Nel corso dei dieci anni di soggiorno in Inghilterra, Canaletto enfatizza la propria visione raffinata e poetica, sempre più squisitamente decorativa e rococò, mentre Bellotto, in qualità di pittore di corte a Dresda, Vienna, Monaco e Varsavia, esprime appieno la propria tendenza caratteristica verso il realismo e l'interesse per la natura e il paesaggio. Per la mostra è stata selezionata una serie delle opere più significative della maturità dei due artisti.
Le origini comuni della pittura vedutista di Canaletto e Bellotto saranno enfatizzate, oltre che dalle diverse interpretazioni degli stessi temi, dalle composizioni panoramiche, dai paesaggi, dalle figure e dall’approccio ai capricci. Proprio a quest’ultimo genere sarà dedicata un’intrigante sezione della mostra, che evidenzierà la profonda relazione tra le composizioni dei due artisti in periodi diversi delle rispettive carriere.
La selezione di cinquanta disegni provenienti da collezioni pubbliche europee e americane – molti dei quali legati ai dipinti della mostra – illustreranno i procedimenti utilizzati nello studio di Canaletto, dagli schizzi della prima idea, agli studi delle composizioni o dei dettagli fino alla creazione della vedute finite. La serie completa di acqueforti di Canaletto e otto piccole prove di Bellotto cocludono la sezione grafica della mostra.

 

SEDE:
PALAZZO BRICHERASIO

Via Teofilo Rossi angolo Via Lagrange - 10123 Torino
TEL. 011.57.11.811 - FAX 011.57.11.850
info@palazzobricherasio.it

ORARI
:
lunedì: 14.30 - 19.30
da martedì a domenica: 9.30 – 19.30
giovedì e sabato: apertura serale fino alle 22.30
L'ingresso in mostra è consentito fino a mezz'ora prima della chiusura

BIGLIETTI:
Intero: 7,50
Ridotto: 5,50 (studenti fino a 26 anni, militari, over 65, gruppi e convenzioni)
Bambini: 3,50 (da 6 a 14 anni)

INFORMAZIONI UTILI:
Accesso disabili da Via Lagrange 20
Audioguide: singole 3,50 - doppie 5,00
Visite guidate (su prenotazione): 80,00 fino a 25 persone

Per tutto il periodo della mostra presentando il biglietto di Palazzo Bricherasio sarà possibile usufruire dell'ingresso agevolato:
- al Museo Nazionale del Cinema : 5,00 € Museo e 6,50 € Museo + Ascensore panoramico
- alla Pinacoteca Giovanni e Marella Agnelli: 6,00 €
Viceversa con il biglietto del Museo e della Pinacoteca sarà possibile accedere alla mostra con l'ingresso ridotto: 5,50 €

PRENOTAZIONI:
Sezione Didattica e Gruppi Palazzo Bricherasio:
Tel. 011.57.11.820 - 822
Servizi Business e Gruppi Ticketone:
Tel. 02.33.02.00.52
E-mail gruppi@ticketone.it
Fax 02.70.04.44.854

PREVENDITE:
Circuito Ticketone: 02.39.22.61
www.ticketone.it

 

 

 

Fattori Giovanni 1825 - 1908 "Il riposo" (il carro rosso) 1887, Milano, Pinacoteca di Brera, olio su tela, 88x170 cm.Fattori e il Naturalismo in Toscana

Firenze - Vasti paesaggi e natura incontaminata, lavoro dei campi e placidi buoi, boschi e colline, fiumi, molti cavalli, contadine, soldati e popolani, vita cittadina. La Toscana di fine Ottocento si accende straordinariamente di luce e di colori nella particolarissima mostra che a Villa Bardini inaugura l’anno di Firenze per Fattori, mettendo a confronto il più celebre dei Macchiaioli con i più illustri tra gli artisti che raccolsero l’eredità innovatrice della Macchia per declinarne temi e aspirazioni in versione naturalistico – borghese, in sintonia con le evoluzioni della cultura francese ed europea.

Per quanto possa apparire bizzarro considerata la viva attenzione per il periodo, Fattori e il Naturalismo in Toscana ( 19 marzo – 22 giugno, www.firenzeperfattori.it  ) propone accostamenti del tutto inediti. Mai il grande vecchio dell’arte italiana era stato messo deliberatamente a tu per tu con i vari Cannicci e Cecconi, Ferroni e Micheli, i fratelli Gioli e i cugini Tommasi, Sorbi e Panerai, ovvero quei più giovani pittori toscani di cui fu maestro (alcuni) e amicissimo (tutti). Artisti destinati nel primo Novecento a superarlo per fama anche oltre i confini nazionali, certo perché più adeguati alla moda impressionista, più aderenti alla nuova estetica di quanto lo fosse Fattori, schivo e fiero, mai affascinato da quelle sensibilità parigine, fedele fino alla morte (1908) a una pittura legata al solo imperativo del colore, a un realismo senza retoriche o abbellimenti, asciutto e sintetico e dunque oggi rivalutato per la sua evidente quanto sorprendente modernità.

Attraverso un percorso di 35 opere, per lo più di grandi dimensioni (alcune mai esposte) e in perfetta nuance con il parco di Villa Bardini, la mostra sottolinea quindi affinità, suggerisce influenze, illumina diversità anche profonde, e ristabilisce così i giusti rapporti tra un caposcuola, che non fece mai nulla per esser tale, e suoi valorosi compagni d’arte, ovvero tra i protagonisti di una stagione pittorica bella e fuggitiva, in cui l’idealismo risorgimentale finì per affliggersi nelle delusioni post-unitarie e l’idea di un progresso incombente si venò rapidamente di sottili nostalgie.

Come gli altri eventi di Firenze per Fattori (altre tre mostre e un convegno internazionale sul restauro tra autunno e inverno prossimi, secondo il programma ideato dallo storico dell’arte Carlo Sisi), Fattori e il Naturalismo in Toscana è promossa e prodotta dall’Ente Cassa di Risparmio con la Soprintendenza Speciale per il Patrimonio Storico, Artistico ed Etnoantropologico e per il Polo Museale fiorentino e il patrocinio del Comune. La curatela è di Francesca Dini, nota studiosa dell’Ottocento toscano, che ha curato anche il catalogo edito da Polistampa.

Undici sono i Fattori, sei i Francesco Gioli, tre i dipinti del fratello Luigi (pittore di cavalli all’epoca famoso in tutta Europa) e di Panerai, due ciascuno i Cannicci, Cecconi, Ferroni, altrettanti quelli di Angiolo e Adolfo Tommasi, uno i Micheli e i Sorbi. Opere messe a disposizione dalla collezione Ente Cassa di Risparmio (due gli acquisti recenti) e da numerosi collezionisti privati, oltre che dalla Galleria d’arte moderna di Palazzo Pitti e dal Museo civico Villa Mimbelli di Livorno, che collaborano alle celebrazioni del centenario della morte di Fattori insieme a Firenze Musei, Fondazione Parchi Monumentale Bardini e Peyron, Accademia di Belle Arti, Museo Nazionale Alinari della Fotografia, Biblioteca Marucelliana, Centro europeo per il restauro di Siena.

Per comodità di lettura la mostra è divisa in cinque sezioni (Pittura dei campi, Naturalismo ‘cortese’, La Maremma, La veduta urbana e Un grande pittore di tutta la natura riservata alle tele di Fattori), che individuano i temi comuni e più frequentati dagli undici artisti: rappresentano la Toscana delle piccole grandi cose, dell’umile vita di ogni giorno, delle terre vergini e bellissime, del lavoro anonimo, delle strade e delle piazze animate, degli idilli agresti, del selvaggio west maremmano. Attimi di esistenza colti nell’immediatezza del loro divenire, spesso amplificati nelle dimensioni a gloria imperitura, con forza visionaria impressionante e formidabili capacità tecniche. Scenografie di taglio cinematografico, fotogrammi spettacolari, memorie palpitanti di inconfondibile angolo di mondo.

Villa Bardini, Costa S. Giorgio 2, Firenze - Info: Sigma, tel. 055.243140, www.firenzeperfattori.it , Orario: 9 – 19, Ingresso € 6
Ufficio stampa: Catola & Partners, via degli Artisti 15B, 50132 Firenze, Tel. 055.5522867/892, riccardo.catola@catola.it
Organizzazione generale: Eventi Polistampa, Firenze, tel. 055.737871, info@polistampa.com  www.polistampa.com

Catola & Partners
Via degli Artisti 15 B
50132 Firenze
Tel. 055.5522867 - 892
riccardo.catola@catola.it  - www.catola.com
In collaborazione con Marketpress,
Scanner, Nove da Firenze

 

 

 

Renoir al Vittoriano, oltre 130 opere esposte dall'8 Marzo al 29 Giugno.Al Vittoriano le opere di Renoir

Circa 130 opere tra oli, opere su carta e sculture dall' 8 Marzo al 29 Giugno

Ripensare la definizione di "impressionista" attribuita a Renoir, analizzando, alla luce degli studi più recenti, gli anni ricchissimi della sua maturità stilistica. Questo l'intento di "Renoir, la maturità tra classico e moderno" la grande retrospettiva ospitata al Complesso del Vittoriano dall' 8 Marzo fino al 29 Giugno, che, attraverso circa 130 opere tra oli, opere su carta e sculture, provenienti da importanti musei pubblici e prestigiose collezioni private di tutto il mondo, documenta quaranta anni di attività del maestro francese, a partire dal celebre viaggio in Italia nell'autunno del 1881. La rassegna, curata da Kathleen Adler ed organizzata da "Comunicare Organizzando" di Alessandro Nicosia, nasce sotto l'alto patronato del presidente della Repubblica, con il patrocinio del senato della Repubblica, della camera dei Deputati, del ministero degli Affari Esteri, del ministero della Pubblica Istruzione e dell'ambasciata di Francia in Italia, ed è promossa dal ministero per i Beni e le Attività Culturali, dagli assessorati alle Politiche Culturali e alle Politiche per la Semplificazione, la Comunicazione e le Pari Opportunità del comune di Roma, unitamente alla presidenza e all'assessorato alla Cultura, Spettacolo e Sport della della regione Lazio. "Lo stretto coinvolgimento di Renoir - ha spiegato la curatrice Kathleen Adler - con il gruppo impressionista durò dalla fine del 1873 al 1877, un periodo brevissimo nell'arco di una carriera molto estesa. Se in quegli anni l'attenzione alla rappresentazione della vita moderna, tipica dell' "impressionismo, era per il maestro francese una priorità, nel periodo successivo i suoi interessi subirono un mutamento sostanziale". Mutamento che prese corpo nei mesi trascorsi, tra l'ottobre del 1881 e il gennaio 1882, in Italia. Attraversando la penisola da Venezia fino in Sicilia, Renoir, alla luce degli importanti esempi della tradizione classica e dell'arte italiana, ebbe modo di riflettere molto sulla propria poetica e di ridefinire il suo stile. Renoir aveva già iniziato ad avere la percezione che l'impressionismo fosse una strada ormai percorsa, ma il contatto con la straordinaria ricchezza della cultura e dell'arte italiana, ebbe su di lui una forte influenza. "Gli affreschi di Raffaello alla Farnesina e le pitture di Pompei ed Ercolano - secondo John House, membro del comitato scientifico e commissario internazionale della mostra - furono per Renoir una vera e propria rivelazione. La lezione che ebbe modo di apprendere in Italia, la conservò per tutta la sua vita". Oltre a presentare il viaggio italiano come un momento focale per il maestro francese, la mostra mette anche a fuoco la straordinaria varietà e diversità di tecniche e soggetti scelti dall'artista nella sua opera. Splendide opere che presentano nature morte, paesaggi, ma anche immagini di donne, fanciulle e madri, raffigurate nei gesti della quotidianità, figure di bambini ma anche rappresentazioni dell' "uomo naturale". Una grande retrospettiva che conferma l'intensa attività espositiva del Vittoriano negli ultimi anni. "Vogliamo che il Vittoriano - ha spiegato il ministro per i Beni e le Attività Culturali, Francesco Rutelli - sia visto non solo come un'importante istituzione permanente ma anche come un luogo che ospita grandi eventi espositivi. Nel prossimo autunno ci sarà una grande rassegna dedicata a Picasso e nel 2009 stiamo pensando ad un grande mostra su Giotto". Parlando della retrospettiva su Renoir, il ministro ha ricordato come essa presenti "l'opera di un grande maestro della pittura, che ha amato l'Italia, attraversandola da Venezia fino a Palermo. In quel periodo il nostro paese - ha concluso Rutelli - pur vivendo delle difficoltà, era un punto di riferimento importante per la cultura mondiale, non solo come metà per il 'Grand Tour'". La rassegna "Renoir. La maturità tra classico e moderno", si avvale di un comitato scientifico prestigioso, composto dai più importanti studiosi mondiali del maestro francese. Maestro francese che, secondo Louis Godart, consigliere per la Conservazione del Patrimonio Artistico della presidenza della Repubblica Italiana "è un po' la sintesi dell'amore tra l'Italia e la Francia". A conferma, poi, della stretta collaborazione tra regione Lazio e Complesso del Vittoriano, faranno da contorno all'evento espositivo, in un'ottica di facilitazione dell'accesso alla fruizione del patrimonio culturale, una serie di iniziative importanti. Proseguirà, infatti, l'esperienza già collaudata con la mostra dedicata a Gauguin che consentirà, ad una quota di insegnanti delle scuole superiori di tutte le province laziali, di visitare gratuitamente la mostra su Renoir. Inoltre, per tutta la giornata di domani, in occasione del centenario della internazionale dell'8 marzo, le donne che visiteranno la retrospettiva, pagheranno metà prezzo del biglietto. Anche attraverso questa iniziativa, l'assessorato alla Cultura, Spettacolo e Sport della regione Lazio, vuole ricordare una giornata importante per la tutela dei diritti e delle libertà di scelta di tutte le donne del mondo.

 

 

 

 

 

Francis Bacon 1903 - 1992Francis Bacon a Palazzo Reale

L'indiscusso maestro del 900 torna dopo quindici anni di assenza dall' Italia.

È forse la mostra più attesa della stagione, l’antologica di Francis Bacon che si che si é inaugurata il 5 Marzo a Palazzo Reale (prorogata sino al 24 Agosto), una sorta di omaggio e di anticipo alla grande retrospettiva che la Tate di Londra organizzerà il prossimo anno per il centenario della nascita del grande artista irlandese. Promossa dal Comune di Milano e da Skira editore, l’esposizione, curata dal professor Rudy Chiappini, è per Milano una novità quasi assoluta: «Erano quindici anni che Bacon era assente dall’Italia, e nel capoluogo lombardo non era mai stato presentato in una sede museale, ma sempre e solo in gallerie private». Il professor Chiappini è lo studioso che, in qualità di direttore del Museo d’arte moderna di Lugano, curò nel 1993 la prima rassegna postuma dedicata al pittore.
In una delle prime sale è stato riprodotto fotograficamente, in modo assolutamente fedele all’originale, l’atelier di Bacon al numero 7 di Reece Mews, South Kensington, dove Bacon visse dal 1962 fino in pratica alla morte, avvenuta a Madrid nel 1992. Uno studio dove erano assemblati colori e tele, fotografie e oggetti, libri, carte, schizzi e appunti,una vera e propria officina creativa all’insegna della sregolatezza artistica, in assoluto contrasto con l’ordine della stanza accanto, un unicum che comprendeva camera da letto, cucina e bagno... Per quanto molto ricco e famoso a partire dagli anni Cinquanta, il pittore conservò infatti uno stile di vita quasi monacale. L’esposizione presenta le fasi salienti della ricerca pittorica di Bacon e lo fa attraverso quadri provenienti dai più importanti musei e collezioni private di tutto il mondo. Sono circa sessanta le opere pressoché inedite per il pubblico italiano per un totale di ottanta dipinti. Si parte dai primissimi lavori degli anni Trenta Trenta, rappresentazione del percorso di un giovane artista ancora alla ricerca di un linguaggio personale, ma già attratto dalla deformazione e dall’ambiguità delle figure riprodotte, e si arriva fino agli ultimi grandi trittici, lì dove il tormento esistenziale si stempera in una sofferta serenità. Nato a Dublino, ma da genitori inglesi, un padre ex ufficiale nella guerra anglo-boera e poi allevatore di cavalli da corsa, con una moglie molto più giovane e di famiglia facoltosa, l’infanzia di Bacon fu minata dalla «diversità». L’asma di cui soffrì fin da bambino fu vista dal padre come la prova di una inadeguatezza fisica e l’inclinazione omosessuale, in una Inghilterra vittoriana che considerava la «pederastia» alla stregua di un delitto, la conferma di un carattere debole e vizioso. Il ragazzo fu scacciato di casa. Bacon cominciò ad affermarsi sulla scena internazionale soltanto dopo la Seconda guerra mondiale, allorché i suoi Studi di figura e le serie di Teste richiamarono l’attenzione della critica più avvertita. Cominciò allora quel susseguirsi di figure incorporee e spettrali e poi massicciamente deformi, anonime e oscure grazie alle quali si configurava una sorta di discesa negli inferi dell’animo umano, le sue debolezze, le sue miserie. I quadri dell’ultimo periodo vedranno il carattere furioso e visionario dei decenni precedenti temperarsi, farsi meno passionale e appassionato, più realistico e lucido. Oggi Francis Bacon è considerato l’ultimo dei grandi maestri del Novecento.

Francis Bacon
Palazzo Reale
5 Marzo - 24 Agosto 2008
Info:02/80509362
 

 

La rivincita del Pintoricchio

A Perugia fino al 29/06/2008


La prima grande monografica dedicata a Bernardino di Betto. A Perugia, Galleria dell'Umbria, tavole da tutto il mondo. A Spello la "cappella Bella" come non è mai stata vista, visitabile dall'interno. Ritrovati i disegni preparatori per gli affreschi della Sistina

di GOFFREDO SILVESTRI


Bernardino di Betto detto Pintoricchio. Pala di Santa Maria dei Fossi (1496- 1498). Perugia. Galleria nazionale dell'Umbria
PERUGIA/SPELLO - Pintoricchio, il maestro umbro "offuscato" dal Perugino e con Raffaello sullo sfondo, ingiustamente vituperato dal Vasari, chiede giustizia con la mostra che fino al 29 giugno a Perugia e a Spello celebra i 550 anni della nascita e in cui vuole dimostrare di non essere solo un pittore di "Madonne e Bambini". Mostra difficile perché "l'ottanta per cento della produzione del Pintoricchio è pittura murale", una pittura trionfante dove anche i sassi sono ciotoli d'oro, a Roma e in Vaticano al servizio di cinque papi, a Siena e a Spello. E allora la mostra che riunisce i dipinti mobili del Pintoricchio è a Perugia, Galleria dell'Umbria, e il Pintoricchio "artista murale" è a Spello, una ventina di chilometri, nella chiesa di Santa Maria Maggiore.

LE IMMAGINI

Anzi è a Spello che la celebrazione ha una delle vette perché il pubblico può vedere la "cappella Bella", il nome che subito nel 1501 fu dato dal popolo alla "cappella Baglioni", come non l'ha mai vista. Non più a distanza, dalla navata, dietro ai vetri, ma dentro la cappella , a poche decine di centimetri dalle tre grandi lunette affrescate, con una nuova illuminazione. Questo grazie al pavimento trasparente, sollevato di una ventina di centimetri sul pavimento di maiolica (non originale, ma antico), che occupa la zona centrale. Da lì si può penetrare i particolari, quello che il Pintoricchio ha dipinto al fondo dell'"Annunciazione", lo scontro di minuscoli armati fra le mura della cittadella, o nella "Natività" i pastori orbi e sdentati che precedono il corteo dei Magi, o nella "Disputa" il San Giuseppe che Maria strattona mentre assistono esterrefatti a Gesù che tiene testa ai dottori, e la straordinaria galleria di ritratti. Una sorpresa che si paga con il "numero chiuso" dei visitatori ammessi contemporaneamente, 25 per 15 minuti, per mantenere accettabili temperature e umidità.

Altro punto di forza della mostra (e maggiore novità) sono i disegni che per la prima volta documentano quello che si era affermato e cioè la collaborazione di Pintoricchio col Perugino negli affreschi della Sistina. La mostra si espande poi in Umbria con gli itinerari di Pintoricchio.

La mostra chiede giustizia a cominciare dal nome del pittore, quel "Pinturicchio" che se non è una invenzione del Vasari fu la sua codificazione con il titolo della acida biografia nell'edizione 1568 de "Le Vite". Ma è Bernardino di Betto, il nome completo, che nel 1501 si firma sotto l'autoritratto nella "cappella Bella": "Bernardinus Pictoricius Perusinus". "Pintoricchio", "piccolo pittore" adatto a lui che era piccolo, di poco aspetto e sordicchio. Ma il Vasari ignorò il capolavoro di Spello e il capolavoro delle pale del Pintoricchio, quella di Santa Maria dei Fossi (in mostra). Le notizie su Bernardino gliele diede Dono Doni, un pittore locale che non poteva ignorare la produzione locale.

Dalla biografia traspare un malanimo che non può essere capito neppure come i giudizi del pittore di una scuola contro un'altra scuola. "Sì come sono molti aiutati dalla fortuna senza essere di molta virtù dotati" - così comincia - "il che si vide nel Pinturicchio da Perugia", che ebbe "molto maggior nome che le sue opere non meritarono". Gli riconosce solo "molta pratica" "né lavori grandi". "Soddisfece assai a molti principi e signori, perché dava presto l'opere finite sì come desiderano". Vasari non salva Bernardino neppure nella morte, che attribuisce al "dispiacere" per la fortuna dei frati di San Francesco di Siena di aver trovato 500 ducati d'oro in un "cassonaccio" lasciato nella stanza del pittore e che lui aveva fatto togliere. Eppure Vasari non aveva bisogno di inventare: Bernardino morì l'11 dicembre 1513 (a 53-57 anni) nella campagna di Siena dove si era ritirato, ricco, malato e abbandonato dalla moglie.

Questa, che è la prima mostra dedicata al Pintoricchio, riunisce più di cento opere, tavole in grande maggioranza di cui 23 di Bernardino, cioè gran parte delle sue opere mobili da mezzo mondo, alcune presentate in Italia per la prima volta. Vittoria Garibaldi che ha curato la mostra (con Francesco Federico Mancini dell'Università di Perugia), osserva che questo gruppo di dipinti, mai messo a confronto, approfondisce la fase matura di Bernardino caratterizzata "da sofisticate squisitezze formali e da brillanti intonazioni cromatiche" per arrivare al capolavoro dei Fossi.

Rispetto alle soluzioni narrative del Perugino - osserva Francesco Buranelli, presidente del comitato per i 550 anni - Pintoricchio fu tra i primi "a estendere, con il paesaggio, la percezione illusionistica dello spazio". Se nella fattura, nei materiali, nell'onnipresenza di una 'pioggia' d'oro nelle lumeggiature, Pintoricchio può rimandare al tardo-gotico del Trecento e primo Quattrocento umbro, Buranelli si augura che la mostra "convinca tutti della grande modernità dell'artista". Per l'interesse al "vero", al dettaglio naturalistico, alla descrizione meticolosa della natura, alla ritrattistica, per la passione per l'antico.

La pittura di Bernardino è "luminosa e raffinata", attenta "ai particolari più decorativi e minuziosi come le lumeggiature dorate sulle fronde degli alberi" che fanno pensare a una formazione da miniatore. In una straordinaria pagina miniata troviamo la "fuga" dei pilastri simmetrici, scolpiti con candelabre, che può aver ispirato Bernardino per l'"Annunciazione" a Spello. Ma con un colpo di genio, lo spostamento leggero dell'asse dei pilastri. Ne deriva uno sfondo molto più dinamico, una proiezione in un altro ambiente molto più animato.

Per la prima volta le celebri otto tavolette dei miracoli di San Bernardino da Siena sono presentate come dovevano essere in verticale negli sguanci di una nicchia e non una accanto all'altra come sono esposte nella Galleria dell'Umbria. La nicchia doveva essere un altare con al centro un gonfalone con l'immagine o piuttosto una statua lignea del santo. In mostra la nicchia è chiusa in alto dal pannello con il simbolo di San Bernardino uscito dai depositi della Galleria.
L'attribuzione per ora è "Bottega del 1473" che è poi quella di Bartolomeo Caporali. A Pierantonio di Nicolò del Pocciolo sono attribuite "le due storie più deboli" e a Sante d'Apollonio altre due che completano il lato destro. Pintoricchio è accolto per le due scene superiori e sempre a Pintoricchio "sono ora riconosciute le due storie in basso tradizionalmente ascritte a Perugino". Ma bisogna anche pensare ad artisti che intervengano in progressione l'uno sul pannello dell'altro.

Fra gli artisti che hanno camminato con Pintoricchio c'è Piermatteo d'Amelia, "interprete di un linguaggio raffinato che esalta la lezione 'verrocchiesca', stemperata alla luce delle preziosità" di Pintoricchio". E in mostra c'è la pala dei Francescani, da Terni, capolavoro di fondi oro, della veste di lacca di Maria che spunta sotto a un mantello blu dalla fodera verde. Ma i visitatori sono attirati da un oggettino da nulla. Isolato sul bordo della base bianca di marmo del trono di Maria e Gesù, è un moccoletto di candela, spento, fissato con un chiodino. Ha una tale forza di attrazione che per evitare guai l'allestimento permette di avvicinarsi a pochi centimetri.

La mostra ha un "cuore", una piccola sala in cui per la prima volta (e con qualche tremore sull'impatto) sono state riunite nove tavolette di "Madonna con Bambino" della maturità dell'artista. Le accompagnano la pala della "Madonna della Pace" e un ritrattino di giovinetto che potrebbe essere uno dei primi ritratti di Bernardino. Le nove Madonne hanno un impatto felicissimo e nella finezza e ricchezza generali fanno scoprire i particolari diversi nelle espressioni, azioni, posizioni, abiti, veli e gioielli, libri, fiori e animali, e soprattutto dettagli di ogni tipo negli sfondi, la vera sorpresa. Un confronto anche per risolvere dubbi (come per la "Madonna Salting", fra Bernardino e Caporali). Sono arrivate da Honolulu (con un sacco di noccioline), Varsavia, Berlino, Philadelphia, Raleigh, Houston (la raffinatissima "Madonna del Latte" con l'arco antico e il martirio di Sebastiano).

Si scoprono certi accorgimenti per far fronte a una produzione richiestissima, di devozione privata. Così il Bambino che stringe un cardellino, da Honolulu, e che ha una stretta somiglianza con il Bambino di Cleveland, era stato disegnato nudo. All'origine i due Bambini erano identici e venivano adattati secondo richieste. Il volto di un mesto Bambino che in piedi legge un libretto (da Raleigh) è molto simile al volto del Bambino da Philadelphia in piedi su di uno sgabello, che impara a leggere sotto l'attenzione di Maria. Il Pintoricchio è il pittore che ha più rappresentato il Bambino con un libro in mano.

La tavolettina (36 per 26) dal Brooklyn Museum, e il committente ripreso dal vero nella pala di San Severino Marche, fanno capire quale formidabile ritrattista avrebbe potuto essere Bernardino ed è stato negli affreschi. Il committente della pala (1490 circa) è don Libero Bartelli, ricco e importante canonico di San Severino, ritratto di profilo, veste rossa e mani giunte, ma dal piglio deciso, senza condiscendenze. La venuzza sulla tempia, le rughe, la fossetta a lato della bocca dicono di una "presa diretta". Siamo di fronte a una "suprema perizia tecnica".

Prima di scendere dalle sale superiori alla Sala Podiani fermatevi sulla "terrazza" che affaccia sulla monumentale pala di Santa Maria dei Fossi (altezza oltre i cinque metri e base di 3,14) dipinta dal febbraio 1495 al 1496 e alla quale è riservata un'intera parete di blu intenso. La Madonna col Bambino diventerà un prototipo per una serie senza fine di dipinti devozionali (di Bernardino o no). Dalla "terrazza" si è all'altezza del Cristo in Pietà che emerge dal sepolcro, sorretto da due angeli: un corpo cinereo e atletico nelle pieghe della pelle, pettorali, muscoli addominali appena accennati.

Il grande fregio in latino ricorda "Guarda o mortale da quale sangue sei stato redento". Nella scena centrale la Madonna con Gesù è su un trono dalla maestosità ed elaborazione antiche, proiettato su di uno sfondo infinito (ma con casette a un piano curate con minuzia). San Giovannino sta consegnando a un mesto Gesù una sontuosa Croce su cui è avvolta la scritta "Ecce agnus Dei". Il tema cristologico è ribadito dalla melograna in mano a Gesù (e Maria a significare il dramma della Croce che trapasserà anche il suo cuore di madre), dai frutti sparsi ai piedi del trono. Nella predella sotto lo scomparto centrale doveva esserci Alessandro VI, con cardinali, frati, dignitari. Quel papa Borgia oltremodo chiacchierato. Fatto sta - osserva Mancini - che alla morte del papa nell'agosto 1503 e alla vasta "damnatio memoriae" che ne seguì, la scena scomparve, sostituita dal "Battesimo di Cristo" e la predella fu riorganizzata e forse fatta dipingere da Eusebio da San Giorgio.

La pala pur lodatissima dai contemporanei nel 1784 era già smembrata e il "Battesimo" disperso. Nel 1863 però la pala era ricomposta negli altri pannelli diventando una delle opere di riferimento dell'appena inaugurata Galleria dell'Umbria. Al posto del "Battesimo" era collocata una iscrizione che ricordava la ri-composizione della pala ed anche l'"incuria" che aveva rovinato la "ligneam molem". Solo nel 2006 l'iscrizione è stata messa al suo posto.

Di fronte alla pala il confronto con un angelo del giovane Raffaello e il Cristo in Pietà del Perugino. Il "Busto di un Angelo" viene considerato "una delle opere più pintoricchiesche di Raffaello", ispirato dagli angeli di Pintoricchio alla "cappella Bella". L'"Angelo" è un frammento della perduta "Incoronazione di San Nicola da Tolentino" commissionata per una cappella a Città di Castello al diciassettenne Raffaello e al più anziano Evangelista di Pian di Meleto. La cappella fu travolta con la chiesa da un terremoto nel 1789 e la pala fu segata nei quattro pezzi che potevano essere venduti: uno è l'"Angelo" finito a Brescia, pinacoteca Tosio Martinengo (le ali furono dipinte in toni di verde molto diversi). Anche il Cristo in Pietà del Perugino è una cimasa, della celebre pala dei Decemviri per la cappella dei Priori, firmata e datata 1495. Rimossa la pala intorno al 1560, la cimasa è rimasta a Perugia e la scena centrale è finita alla Pinacoteca Vaticana dopo essere stata portata a Parigi con le razzie napoleoniche. Cristo è solo ed emerge ad occhi chiusi dal sepolcro offrendo le piaghe. Nulla di scolpito, il torace appena accennato, un corpo sfatto, di ocra intenso.

Anche in mostra c'è un frammento della formidabile pittura su muro di Pintoricchio: un Bambino, un pezzo della scandalosa scena affrescata nell'appartamento Borgia in Vaticano, con una Madonna dalle fattezze di Giulia Farnese, l'amante di Alessandro VI.

Grande pregio della mostra sono i disegni che Claudia La Malfa ha trovato e che superano la mancanza di documenti e fonti sul Pintoricchio alla Sistina. "I disegni provano che Pintoricchio fu coinvolto in modo attivo, fornendo, come Perugino, i disegni preparatori". I più importanti sono "Giovane uomo nudo che incede" (Biblioteca Reale di Torino) che esce dalla cerchia del Perugino e per la tecnica è attribuito al Pintoricchio. Il disegno corrisponde allo stesso gruppo nel "Battesimo di Gesù", uno dei due riquadri assegnati al Perugino. Un doppio disegno di Bernardino (uscito per la prima volta dal Courtauld Institute di Londra): un angelo in volo (recto) e un uomo in piedi di spalle (verso). L'angelo corrisponde a quello sulla destra della mandorla dell'"Assunzione della Vergine", la pala del Perugino cancellata dalla parete finale della Sistina. L'uomo a quello all'estrema sinistra del "Battesimo di Cristo".

Notizie utili - "Pintoricchio". Dal 2 febbraio al 29 giugno. Perugia: Galleria nazionale dell'Umbria, corso Vannucci. Spello (Perugia): Chiesa di Santa Maria Maggiore, cappella Baglioni e Pinacoteca civica. Promossa dal Comitato nazionale per il 550° anniversario della nascita del Pintoricchio. A cura di Vittoria Garibaldi e Francesco Federico Mancini. Comitato scientifico internazionale. Catalogo Silvana Editoriale. Guida "Pintoricchio. Itinerari in Umbria" di Paola Mercurelli Salari (Silvana Editoriale).

Orari Perugia: tutti i giorni; fino al 30 marzo 9,30-19; 31 marzo-29 giugno 9,30- 20. La biglietteria chiude un'ora prima.

Biglietti Perugia: intero 10 euro; ridotto 8 (gruppi minimo 15 persone); ridotto scuole 4; integrato mostra-Galleria 12; cumulativo mostra a Perugia-Cappella Baglioni e Pinacoteca a
Spello 12. Visite guidate scuole (massimo 25 persone, durata un'ora) 60 euro. Audioguide 5 euro. Radioguida (microfono per la guida e apparecchi riceventi per visitatori) obbligatoria per i gruppi, con o senza guida propria 30 euro. Prenotazione 1,50 euro (0,50 studente).

Orari Spello: chiesa di Santa Maria Maggiore, cappella Baglioni (accesso programmato nel rispetto delle funzioni religiose; massimo 25 persone ogni 15 minuti). Fino al 30 marzo, dal lunedì al sabato 9,30-19; domeniche e 24 marzo 12,30-19. Dal 31 marzo al 29 giugno dal lunedì al sabato 9,30-20; domeniche 12,30-20. Chiuso il 25 maggio (Corpus Domini). Pinacoteca civica tutti i giorni 10,30-18,30. La biglietteria chiude 30 minuti prima.

Biglietti Spello: intero 5 euro; ridotto 4 (gruppi minimo 15 persone); ridotto scuole 2; cumulativo mostra a Perugia-Cappella Baglioni e Pinacoteca a Spello 12. Audioguide 4 euro. Prenotazione 1,50 euro (0,50 studente).

Informazioni-prenotazioni 199 199 111 servizi

 

 

Lucio Fontana ScultoreLucio Fontana Scultore
A Perugia fino al 29/06/2008


a cura di Filippo Trevisani

La Galleria nazionale d'arte moderna e contemporanea di Roma ospita, dal 17 febbraio 2008 all'11 maggio 2008, una mostra dedicata alle sculture di Lucio Fontana. Il progetto, che prende spunto dall'esposizione tenutasi nel Palazzo Ducale di Mantova tra settembre e gennaio 2007, intende rinnovarne il successo e l'interesse. La rassegna, curata da Filippo Trevisani soprintendente per il Patrimonio Storico Artistico ed Etnoantropologico per le Province di Brescia, Cremona e Mantova, con la collaborazione di Matilde Amaturo della Soprintendenza alla Galleria nazionale d'arte moderna e contemporanea di Roma, si avvale di un comitato scientifico composto da Enrico Crispolti, critico e storico dell'arte contemporanea, e dalla Fondazione Lucio Fontana

Per introdurre il pubblico nello spirito della mostra, il percorso espositivo procede a ritroso. Nella prima sala il visitatore s'imbatte subito nel Fontana più noto, quello degli anni '50 e '60, anche se l'accento e' posto sulle opere tridimensionali o in bilico fra il dipinto e il rilievo. Nell'allestimento progettato da Federico Lardera, in questa prima sezione si e' scelto di ricostruire, non letteralmente ma come suggestione, la scenografica presentazione che, nella retrospettiva del 1972 nel Palazzo Reale di Milano, Luciano Baldessari aveva realizzato per le inquietanti sfere dei concetti spaziali-nature.

Dopo l'esperienza immersiva dell'Ambiente spaziale a luce nera del 1949, il visitatore attraversa la sezione dei disegni, che tocca tutto l'arco dell'attività dell'artista e nella quale si segnalano gli snodi che legano il ventennio di esordio agli sviluppi successivi. Si retrocede quindi agli inizi della carriera di Fontana: dalle statue dei primi anni -30, ai lavori astratti del 1934, alle ceramiche e alle sorprendenti sculture rivestite di tessere musive degli anni '40, opere tutte nelle quali il linguaggio della tradizione e' già declinato in forme atipiche.

Prima di raggiungere la sala monografica di Fontana, che resta allestita nelle sale del museo, il pubblico incontra infine gli artisti che con lui sono stati in più diretto rapporto, entrando in dialettica con la sua arte o subendone l'influsso: Burri, Melotti, Manzoni, Castellani, Bonalumi, Gianni Colombo, Klein, Rotella, rappresentati da opere delle collezioni della Galleria e della Fondazione Fontana.

Organizzazione Soprintendenza per il Patrimonio Storico Artistico ed Etnoantropologico per le Province di Brescia, Cremona e Mantova; Soprintendenza alla Galleria nazionale d'arte moderna

Ufficio Stampa Electa
Gabriella Gatto: tel. 06 42029206
press.electamusei@mondadori.it
Ilaria Maggi: tel. +39 02 21563250,
imaggi@mondadori.it

Galleria nazionale d'arte moderna
Carla Michelli con Chiara Giordano e Francesca Mardarella
tel. 06/322 98 328
e-mail: cmichelli@arti.beniculturali.it

Anteprima stampa 16 febbraio 2008 ore 12
Inaugurazione 16 febbraio 2008 ore 18

Galleria nazionale d'arte moderna
viale delle Belle Arti, 131 - Roma
Orari di apertura: da martedi' a domenica 8.30 - 19.30. Lunedi' chiuso
Biglietti Integrato mostra-museo: euro 9 - ridotto: euro 7
 

 

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