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Umberto Boccioni 1882 - 1916
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La formazione Il padre impiegato statale era costretto a frequenti trasferimenti, la famiglia abitò prima a Forlì, poi a Genova, Padova e Catania, dove Boccioni completò gli studi. Dal 1899 visse a Roma cominciando a frequentare la Scuola libera del nudo. Vi conobbe Severini e insieme, nello studio di Balla, approfondirono la ricerca sulle tecniche divisioniste. Le esposizioni e Parigi Dal 1903 al 1906 partecipò alle esposizioni annuali della Società Amatori e Cultori; nel 1905 espose anche in una improvvisata "Mostra dei rifiutati" organizzata da un gruppo di giovani artisti che si battevano contro il conservatorismo delle giurie ufficiali. Stanco dell'atmosfera provinciale italiana, nella primavera del 1906 Boccioni andò a Parigi, dove rimase affascinato dalla modernità della metropoli. I viaggi Nell'estate successiva si recò in Russia, donde ritornò in Italia alla fine dell'anno; dopo brevi soggiorni a Padova e Venezia si stabilì finalmente a Milano nell'agosto 1907. Nel capoluogo lombardo fu attratto dalle opere e dalle teorie di Gaetano Previati, le cui tele luminose e i soggetti simbolisti gli suggerirono un'alternativa alla pittura di Balla, più relativa e di ispirazione positivista. Il diario di Boccioni Tra il 1907 e il 1909 Boccioni usò varie tecniche, sotto l'influenza del divisionismo e del simbolismo. Gli esperimenti stilistici, i dubbi personali e le ambizioni trovano eco in un dettagliato diario che Boccioni tenne dal gennaio 1907 all'agosto 1908, che costituisce una forte importante per la conoscenza dell'artista. L'incontro con Marinetti va collocato in un momento imprecisato tra la fine del 1909 e i primi mesi del 1910; solo dopo l'adesione al movimento "futurista" Boccioni iniziò a sviluppare forme autenticamente moderne di espressione pittorica. Il dinamismo Nel corso del 1910 Boccioni rielaborò formule divisionate in opere come "La città che sale" e gli "Stati d'animo" dissolvendo i contorni della forma nel tentativo di evocare sensazioni astratte di emozioni e memoria. Nel febbraio 1910 insieme con Balla, Russolo, Severini e Carrà, firmò il Manifesto dei pittori futuristi. Negando il concetto di un continuum spazio-temporale, perseguì la creazione di una sintesi di quel che si ricorda e di quel che si vede. La elaborazione delle sue teorie sulla simultaneità e sul dinamismo, già espressa nel Manifesto tecnico della pittura futurista dell'aprile 1910, fu agevolata dallo studio del cubismo durante una visita a Parigi nel novembre 1911. Le "linee-forza" Nei dipinti successivi ad esempio "La strada entra nella casa" e "Visioni simultanee" Boccioni abbandonò l'impostazione tradizionale fondendo interno ed esterno, i dati reali e quelli del ricordo, in una singola immagine. Con questo intento sviluppò le caratteristiche "linee-forza" che tracciano le traiettorie di un oggetto in movimento nello spazio. I materiali Dal 1912 anno della prima esposizione futurista a Parigi, presso la Galerie Bernheim-Jeune, Boccioni applicò il concetto di "Dinamismo plastico" anche alla scultura. Il suo Manifesto tecnico della scultura futurista, pubblicato nell'aprile dello stesso anno, auspica l'impiego di materiali diversi, come il legno, la carta, il vetro e il metallo, in una stessa opera, cominciando a un incorporare frammenti di oggetti nei modelli in gesso delle sculture: "La scultura deve far vivere gli oggetti rendendo sensibile, sistematico e plastico il loro prolungamento nello spazio, poiché nessuno può dubitare che un oggetto finisca dove un altro incomincia e non v'è cosa che circondi il nostro corpo: bottiglia, automobile, casa, albero, strada, che non lo tagli e lo sezioni con un arabesco di curve rette". La politica Dopo la pubblicazione di Pittura scultura futuriste del 1914, che riassumeva le attività e le teorie elaborate fino ad allora, Boccioni visse un periodo di profonda crisi provocata dal coinvolgimento attivo nella politica. Dalla fine del 1914 iniziò a rivedere le proprie posizioni radicali, ritornando all'uso degli effetti della luce nel modellare forme solide, come testimonia il "Ritratto del maestro Busoni" del 1916. La guerra Nell'autunno 1914 Boccioni partecipò alle manifestazioni interventiste a favore dell'entrata in guerra dell'Italia. Nel luglio 1915 si arruolò nel Battaglione lombardo volontari ciclisti e partì per il fronte con Marinetti, Russolo, Sant'Elia e Sironi. Il battaglione fu disciolto nel dicembre 1915 e nel luglio dell'anno successivo Boccioni fu assegnato all'artiglieria da campo e destinato a Verona.
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